L’ex bandiera biancoceleste Nesta si è raccontato in un podcast
Alessandro Nesta ha raccontato i suoi esordi calcistici in una lunga intervista al BSMT di Gianluca Gazzoli. Un aneddoto in particolare ha attirato l’attenzione dei tifosi: il rifiuto della Roma. Da bambino, Nesta giocava nel Cinecittà, una società affiliata ai giallorossi, ma fu il padre a decidere per lui: “Mio padre rifiutò la Roma, ne andiamo fieri di questa cosa. La mia famiglia è lazialissima. Lesse sul Corriere dello Sport che c’erano i provini della Lazio e mi disse che non dovevo andare alla Roma. Alla fine si presentarono in 200, ne presero solo due: io e un altro”.
Una scelta che ha segnato tutta la sua carriera. La famiglia Nesta, fortemente laziale, non avrebbe potuto immaginare uno scenario diverso. E così iniziò il sogno biancoceleste, nato nel cuore di una famiglia circondata da romanisti, ma fiera della propria identità.
Nesta e il primo capitolo alla Lazio: tra crescita e leadership
Il talento di Nesta sbocciò presto nelle giovanili della Lazio. Fu Sven-Göran Eriksson a farlo diventare un simbolo, non solo per il suo valore tecnico, ma anche per il carisma. “Eriksson mi diede la fascia da capitano, ma non ero pronto, cinque o sei anni dopo lo sarei stato di più”.
Durante quegli anni, Nesta si formò come leader silenzioso, sempre più centrale nel progetto laziale. I tifosi lo vedevano come l’incarnazione della lazialità: elegante, solido, mai sopra le righe.
I trionfi di Nesta tra Lazio e Milan: dalla Coppa delle Coppe alla Champions League
Con la Lazio, Nesta vinse Coppa delle Coppe, Supercoppa Europea, scudetto e Coppa Italia. Una carriera luminosa interrotta solo dalle difficoltà economiche del club. Il suo trasferimento al Milan arrivò all’ultimo giorno di mercato, dopo che erano saltate prima le trattative con la Juventus e poi con l’Inter.
“Non volevo andare al Milan, ero sicuro che l’Inter avrebbe vinto lo scudetto l’anno dopo. E invece andai al Milan e vinsi la Champions League”. Con i rossoneri, Nesta conquistò due Champions League, due Supercoppe Europee, un Mondiale per club e due scudetti. A Milano divenne uno dei difensori più forti del mondo, simbolo di un’epoca dorata del calcio italiano.
Nesta in Nazionale: talento e responsabilità
Anche in Nazionale, Nesta fu protagonista. Partecipò a tre Mondiali (1998, 2002, 2006) e a tre Europei. Il Mondiale del 2006, purtroppo, lo vide uscire per infortunio durante la fase a gironi. “Quella vittoria mi rende felice, ma ho sempre il rimpianto di non essere riuscito a giocare la finale”, ha ammesso.
Nonostante ciò, il nome di Nesta è scolpito nella storia azzurra. Difensore moderno, elegante e pulito negli interventi, ha ispirato intere generazioni di calciatori.
Le sconfitte più dure: il derby del 5-1 e l’addio forzato
Tra i momenti più difficili della carriera di Nesta, il derby perso 5-1 contro la Roma resta una ferita aperta. “Non ho retto mentalmente. Sono uscito al primo tempo, Montella mi aveva fatto tre gol. Il giorno prima mi avevano detto che sarei stato venduto, ma la delusione più grande è stata verso me stesso”.
Una sconfitta che lo ha segnato, ma anche motivato: “Dovevo tirare fuori qualcosa di incredibile per superarla. Ce l’ho fatta solo tirando un rigore in una finale di Champions League”.
Anche l’addio alla Lazio fu traumatico: “Non prendevamo lo stipendio da otto mesi. L’anno prima mi voleva il Real Madrid, ma io risposi che stavo bene alla Lazio. Lì ho capito che il calcio non è solo passione”.
Nesta allenatore: tra presente e il sogno Lazio
Dopo il ritiro, Nesta ha iniziato la carriera da allenatore, con esperienze alla Miami FC, al Frosinone e alla Reggiana. “Se sogno di allenare la Lazio? Da una parte sì, dall’altra no. Sarebbe l’unica squadra che mi leverebbe il sonno. Sentirei troppo la responsabilità”.
Il suo percorso da tecnico è ancora agli inizi, ma il sogno di tornare a casa, sulla panchina dell’Olimpico, non è mai del tutto tramontato. I tifosi della Lazio, intanto, continuano a sperare.


